Miriam Terraneo - coriandolino e i suoi amici

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Miriam Terraneo

 

IL LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA
di Elisabetta  Turano


La scrittura poetica  è anzitutto espressione metaforica di emozioni, stati d’animo, speranze, attese, sogni che dai meandri più nascosti dell’anima varcano la soglia dell’indicibile e ci accompagnano nel nostro viaggio verso un futuro migliore. Proprio questo accade ai bambini della pediatria dell‘ospedale Niguarda Ca- Granda di Milano quando attraversano questo mondo magico .. le loro parole divengono espressione di emozioni, manifestazione di speranza, ma anche opportunità unica di poter chiudere gli occhi ed immaginare che tutto sia possibile, che i sogni e i desideri si possono realizzare.
Il linguaggio metaforico è quello più vicino ai bambini perché intriso di creatività e magia. In particolare, quando l’incontro con la realtà è molto difficile e traumatico, il bambino ricorre all’uso della metafora e del linguaggio simbolico, che col suo potere evocativo riesce a raggiungere le voci più nascoste dell’io.
Elisabetta in questo contesto è “il regista” che “prepara il contesto” e crea le premesse affinché il bambino riesca a trasformare l’esperienza dell’ospedalizzazione in un momento di crescita. La metodologia per eccellenza dedicata ai piccoli degenti è quella di saper cogliere l’attimo…quell’occasione giusta e preziosa per aiutare il bambino a fantasticare, raccontare, esprimersi. Una delle condizioni base dell’espressione poetica è il mettersi in rapporto con se stesso, l’ascoltarsi attraverso l’uso del gioco metaforico. L’adulto è consapevole che ciò non avviene automaticamente, occorre prima entrare in sintonia con il bambino, creare un clima di accoglienza che lo apra alla fiducia, per arrivare a comprenderlo ed ascoltarlo nel profondo; di qui l’importanza del “prendersi cura di quel bambino attraverso la continua attenzione verso la relazione”.
Elisabetta coglie le proposte metaforiche dei bambini, eco del mondo fantastico, le fa emergerle senza trascurarle per poi “giocare” sul potere  evocativo delle immagini e sulla globalità della conoscenza. Si parte da una parola a scelta dal bambino che in seguito collegherà ad altre libere espressioni, si crea seguendo una gradualità: dalle parole alle frasi, dalle frasi al testo. I testi risultano semplici ma intrisi di parole profondamente vissute e sentite. I bambini creano in libertà, provando piacere, divertendosi, lontani da qualsiasi forma di costrizione o noia. Scompare la “ sindrome del foglio bianco” perché , con questo metodo, il bambino è guidato a dar libera manifestazione ad un mondo di parole esistenti naturalmente dentro di sé, ma che spesso sono sommerse o per paura o per la mancanza di uno stimolo illuminante, maieutico. Così, tramite la scrittura poetica il bambino impara a giocare con le parole, a dire le cose in una forma particolare per ottenere determinati effetti. Impara a non avere timore delle parole , ma a padroneggiarle e a farle proprie. Alcuni bambini della pediatria, scoprendo la loro passione per la poesia e per la scrittura, sono divenuti protagonisti di eventi letterari(organizzati da alcune associazioni culturali); inoltre partecipano a concorsi di poesia, scrivono per il NIGUARDINO, il giornalino di reparto e per alcuni libri di poesia.
Offrire al bambino la possibilità di far poesia significa porre in atto una continua attenzione “pedagogica” per riconoscergli la possibilità di divenire una persona completa e integra, senza ribaltoni e rischi, durante le scoperte e i rischi a cui si  sta affacciando e si affaccerà nella sua esistenza.
“Fare poesia non è una materia. E’ un momento magico in cui i pensieri belli e forti, che sono dentro di noi , escono e diventano parole: le parole prendono il loro posto come le note di una musica, secondo regole che non sono quelle del linguaggio comune di tutti i giorni”.
(M. LODI, tratto da Indicazioni di lavoro” in “I sentimenti nelle poesie di adulti e bambini” editrice Piccoli, 1989).

 
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